Domenica 09 dicembre 2018 – II AVVENTO – Anno C

Prima Lettura Dal libro del profeta Baruc (Bar 5,1-9)

Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: «Pace di giustizia» e «Gloria di pietà».

Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.

Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio.

Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.

 Seconda Lettura Dalla lettera di s. Paolo apostolo ai Filippési (Fil 1,4-6,8-11)

Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. 

 Vangelo Dal vangelo secondo Luca (Lc 3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

«Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

Ogni burrone sarà riempito,

ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte

e quelle impervie, spianate.

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

 

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Domenica 02 dicembre 2018 – I AVVENTO – Anno C

Prima Lettura Dal libro del profeta Geremia (Ger 33,14-16)

Ecco, verranno giorni – oràcolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda.

In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.

In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

 

Seconda Lettura Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1 Ts 3,12-4,2)

Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.

Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più.

Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

 

Vangelo Dal vangelo secondo Luca (Lc 21,25-28,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra.

Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’im­provviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

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Corona dell’Avvento

La Corona d’Avvento è un simbolo usato per scandire le domeniche del Tempo d’Avvento. È costituita da una ghirlanda nella quale sono poste quattro candele o ceri che verranno accesi uno dopo l’altro nelle varie domeniche della preparazione al Natale.

Struttura

La corona d’Avvento è costituita da un grande anello fatto di fronde di conifere (abete, ma si usa anche il tasso o il pino, oppure l’alloro).

Attorno alla corona sono fissati quattro ceri, sei per il Rito ambrosiano, posti ad eguale distanza tra di loro.

Origine

La Corona d’Avvento affonda le sue radici riti pagani che si celebravano in Germania nel mese di yule (dicembre) con luci.

Come simbolo cristiano fu ideata dal pastore protestante Johann Hinrich Wichern (1808-1881). La versione originale prevedeva la presenza di un maggior numero di candele, una candela per ciascun giorno dell’Avvento.

Presto divenne simbolo dell’Avvento nelle case dei cristiani dei paesi europei di cultura anglosassone, tra i protestanti e i cattolici; successivamente fu impiantato anche in America.

Simbolismo

Le quattro candele rappresentano le quattro domeniche di Avvento. Ognuna di esse ha una denominazione ed un significato peculiari.

  • La prima candela è detta “del Profeta”, poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia.
  • La seconda candela è detta “di Betlemme”, per ricordare la città in cui è nato il Messia.
  • La terza candela è detta “dei pastori”, i primi che videro ed adorarono il Messia.
  • La quarta candela è detta “degli Angeli”, i primi ad annunciare al mondo la nascita di Gesù.

Secondo un’altra tradizione assai diffusa le quattro candele rappresentano invece la Speranza, la Pace, la Gioia e l’Amore.

L’accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla sempre più prossima venuta del Messia.

La forma circolare della Corona d’Avvento è simbolo di unità e di eternità.

I rami di sempreverdi che ne costituiscono la base rappresentano la speranza della vita eterna.

 

 

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Domenica 25 novembre 2018 – XXXVI tempo ordinario “B” – CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Prima Lettura Dal libro del profeta Daniele (Dn 7, 13-14)
Guardando nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

Seconda Lettura Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 1, 5-8)
Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto. Sì, Amen!
Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 18, 33b-37)
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Signore,

vogliamo pregarti oggi per tutti i sacerdoti del mondo.

Ti preghiamo per questi nostri fratelli che dedicano la loro vita

a costruire comunità.

Ti preghiamo per i sacerdoti:

categoria ormai in via di estinzione…

E mentre preghiamo per i sacerdoti,

pensiamo a tutti quelli che abbiamo conosciuto:

a volte sacerdoti staccati dalla gente comune,

a volte uomini pieni di comprensione e di umanità,

altre volte sacerdoti inchiodati dalle loro incoerenze

più o meno evidenti…

Molte volte i preti che abbiamo avuto accanto

li abbiamo giudicati, criticati, contestati, isolati…

Poche volte abbiamo ricordato che il prete è solo un nostro fratello,

limitato e fragile,

che dedica la sua vita ad annunciare il Vangelo,

cercando con tanta fatica di vivere le cose che dice.

Ti chiediamo, Signore,

di aiutarci a voler bene ai nostri sacerdoti.

Aiutaci a cercare il bene insieme.

Facci capire che prima di abbandonarli,

pensiamo che, anche loro, come tutti noi,

hanno bisogno di un sorriso e di un amico.

Signore Gesù,

tu cerchi sempre dei “pazzi”, dei “folli” d’amore disposti a seguirti.

Manda ancora nelle nostre comunità sacerdoti pieni di gioia,

capaci di stravolgerci il cuore con la tua grazia.

Amen.

 

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Domenica 18 novembre 2018 – XXXIII tempo ordinario “B”

 Prima Lettura Dal libro del profeta Danièle (Dn 12, 1-3)

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.

Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.

Seconda Lettura Dalla lettera agli Ebrei (Eb 10, 11-14. 18)

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.

Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.

Vangelo Dal vangelo secondo Marco (Mc 13, 24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina.

Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

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PER RIFLETTERE…

Paradiso e inferno 

Un sant’uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all’interno.

Al centro della stanza, c’era una grandissima tavola rotonda. Sulla tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.

Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato.

Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, legati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del braccio, non potevano portare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.

Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso, che gli fece ancora venire l’acquolina in bocca, e le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”. “È semplice”, rispose Dio, “dipende da un’abilità: essi hanno appreso a nutrirsi reciprocamente tra loro, mentre gli altri non pensano che a loro stessi”.

 

Preghiera per la famiglia

Signore Gesù,

che hai voluto vivere per trent’anni

nel seno della santa famiglia di Nazareth,

e hai istituito il sacramento del matrimonio

perché le famiglie cristiane

fossero fondate e unite nel tuo amore,

ti prego di benedire e di santificare la mia famiglia.

Rimani sempre in mezzo ad essa

con la tua luce e la tua grazia.

Benedici le nostre iniziative

e preservaci dalle malattie e dalle disgrazie;

donaci il coraggio nei giorni della prova

e la forza di portare insieme ogni pena che incontriamo.

Accompagnaci sempre con il tuo aiuto divino,

perché possiamo compiere con fedeltà

la nostra missione nella vita terrena

per ritrovarci poi uniti per sempre

nella gioia del tuo regno.

Amen.

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Domenica 11 novembre 2018 – XXXII tempo ordinario “B”

Prima Lettura Dal primo libro dei Re (1 Re 17, 10-16)

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».

Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».

Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».

Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Seconda Lettura Dalla lettera agli Ebrei Eb 9, 24-28)

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.

Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

Vangelo Dal vangelo secondo Marco (Mc 12, 38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere.

Essi riceveranno una condanna più severa».  Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

La gioia del dare

Due fratelli, uno di cinque anni e l’altro di dieci, vestiti di stracci, continuavano a chiedere un po’ di cibo per le case della strada che circondava la collina. Erano affamati, ma non riuscirono ad ottenere niente, i loro tentativi frustanti li rattristavano.

Finalmente, una signora diede loro una bottiglia di latte. Che festa per i due bambini! Allora si sedettero sul marciapiede, e il più piccolo disse a quello di dieci anni: “Tu sei il maggiore, bevi per primo…”, e lo guardava coi suoi denti bianchi, con la bocca mezza aperta.

Il grande si portò la bottiglia alla bocca e, facendo finta di bere, stringeva le labbra per non far entrare nemmeno una sola goccia di latte. Poi passò la bottiglia al fratellino che, dando un sorso, esclamò: “Com’è saporito!”.

Poi fu di nuovo il turno del maggiore. Anche questa volta si portò la bottiglia alla bocca, ormai già quasi mezza vuota, ma non bevve niente. E fecero così finché il latte non finì.

A quel punto il fratello maggiore, benché con lo stomaco vuoto ma col cuore traboccante di gioia, cominciò a cantare e a danzare.

Saltava con la semplicità di chi non fa niente di straordinario, o ancora meglio, con la semplicità di chi è abituato a fare cose straordinarie senza dargli importanza.

Noi che viviamo in un mondo di agiatezze, possiamo imparare una grande lezione da quel ragazzo: “Chi dà è più felice di chi riceve”.

 

Prendete il tempo

Prendete il tempo di giocare,
è il segreto dell’eterna giovinezza.

Prendete il tempo di leggere,
è la sorgente del sapere.

Prendete il tempo di amare e di essere amati,
è una grazia di Dio

Prendete il tempo di farvi degli amici,
è la via dei fortunati,

Prendete il tempo di ridere,
è la musica dell’amore.

Prendete il tempo di pensare ,
è la sorgente dell’azione.

Prendete il tempo di donare,
la vita è troppo corta per essere egoisti.

Prendete il tempo di lavorare,
è il prezzo del successo.

Prendete il tempo di pregare,
è la vostra forza sulla terra.

 

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Vangelo di domenica 5 marzo 2017 – Prima di Quaresima

 Matteo 4, 1-11

          In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

          Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, géttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

          Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

          Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

           Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

           Gesù ha deciso di iniziare la sua missione; ha appena ricevuto il battesimo da Giovanni, al fiume Giordano. E subito lo Spirito lo spinge nel deserto, perché si prepari ad affrontare il difficile cammino che lo attende.

          Matteo ci dice che quando con coraggio decidiamo di percorrere le vie della volontà di Dio, lo Spirito Santo si avvicina e infonde la forza di superare ogni impedimento e “tentazione” che possa ostacolarci.

 

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Vangelo di domenica 18 dicembre 2016 – Quarta di Avvento

Matteo 1, 18-24

     Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

     Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

     Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

     Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 

     Basta che Gesù si presenti sulla scena del mondo e gli uomini vanno in crisi….

     Domenica scorsa è successo a Giovanni, che non riusciva a capire il comportamento di Gesù, per niente consono a quello del Messia atteso. Oggi tocca a Giuseppe, che scopre la moglie incinta, e non da lui…

     Giuseppe è un uomo “giusto” – che per gli ebrei voleva dire osservante della Legge -, ma questa volta la Legge non lo convince, e decide di violarla: gli sembra troppo dura per essere davvero la volontà di un Dio creatore e buono.

     E una sola piccola crepa che si forma nella durezza del cuore basta allo Spirito di Dio per operare la giustizia di misericordia che converte ogni persona.

 

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Vangelo di domenica 11 dicembre 2016 – Terza di Avvento

Matteo 11, 2-11

     In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».

     Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

     Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso?

     Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta.

     Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

     In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

 

     Domenica scorsa abbiamo udito Giovanni annunciare con veemenza ed entusiasmo la venuta del Messia e l’avvento del regno dei cieli.

     Eppure solo dopo pochi giorni la liturgia ce lo mostra invece pieno di dubbi su quel Gesù che lui stesso aveva battezzato nel Giordano, riconoscendolo come il salvatore promesso dalle Scritture.

     Che cosa era successo?

     Gesù comprende, risponde a Giovanni con un messaggio che porterà al prigioniero la vera liberazione e alla gente ricorda l’annuncio profetico del Battista.

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Vangelo di domenica 4 dicembre 2016 – Seconda di Avvento

 Matteo 3, 1-12

     In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse:

     «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».

     E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

     Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.

      Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

 

     Dopo aver scritto dei primissimi anni di vita di Gesù, il “vangelo dell’infanzia”, Matteo passa subito all’inizio della vita pubblica di Gesù, preparata dall’attività di Giovanni Battista e, dopo il battesimo, dal primo momento di tentazione.

     Tace completamente sul tempo intermedio.

     Giovanni predica nel deserto, che per la tradizione biblica e successivamente anche per il cristianesimo, è il luogo dell’incontro. La sua attività ha un grande seguito: egli predica, e la sua predicazione viene valorizzata dalla coerenza del suo stile di vita.

     Il luogo dove essa si svolge è presso il deserto di Giuda, lungo il Giordano, dove sorgeva già una comunità che oggi definiremmo monastica, che aspettava un cambiamento radicale rispetto all’impostazione religiosa data dagli scribi, dai farisei e dai sadducei a Gerusalemme. Matteo evidenzia come “tutti” accorrono da Giovanni per farsi battezzare e purificare.

     Si fanno vivi anche i potenti capi religiosi, dei quali il Battista smaschera l’ipocrisia, annunciando l’imminenza di un tempo nuovo, quando non conteranno più l’esteriorità di certi atteggiamenti religiosi né l’appartenenza passiva al popolo eletto, ma i “frutti”, i valori di giustizia che si sapranno esprimere.

     Il Battista è molto duro nel profetizzare l’azione del Messia che viene. Gesù darà un senso nuovo e “misericordioso” alle parole del Battista: il suo battesimo non sarà in Spirito Santo e fuoco, ma in Padre, Figlio e Spirito Santo (Mt 28, 19).

 

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Vangelo di domenica 27 novembre 2016 – Prima di Avvento

Matteo 24, 37-44

     In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

    «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.

     Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato.

     Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

    Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

    La prima domenica di Avvento segna anche l’inizio dell’anno liturgico; si leggerà, in quest’anno, il Vangelo secondo Matteo.

     La prima domenica di Avvento segna anche l’inizio dell’anno liturgico; si leggerà, in quest’anno, il Vangelo secondo Matteo.

     La comunità di Matteo, nella quale matura e per la quale è stato scritto questo Vangelo, è di origine giudaica: nel Vangelo stesso sono presenti quindi continui riferimenti all’Antico Testamento. Matteo vuole affermare che Gesù è il Messia promesso dalle scritture.

     Anche in questo passo, che fa parte del quinto e ultimo “discorso” di Gesù che Matteo riporta, il discorso escatologico, sulla “fine dei tempi”, sono richiamati il libro della Genesi (Come furono i giorni di Noè…) e il libro del profeta Daniele (così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo).

     In questi due capitoli, 24 e 25, capitoli che precedono il racconto della Passione, è sempre presente anche il tema della “vigilanza”: tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. Non è una profezia sulla fine del mondo: qualche versetto prima Gesù ha affermato che nessuno conosce l’ora della fine del tempo, neanche lui, ma solo il Padre. È piuttosto un invito a vivere il tempo non semplicemente come kronos, puro scorrere, cronologia, ma come kairòs, il tempo opportuno, quello in cui “si presenta l’occasione favorevole”, da cogliere.

     Vivere il quotidiano ruotando attorno non ai consueti gesti “biologici”, mangiare, bere, lavorare, provare sentimenti e affetti, ma, pur compiendo tutto ciò, ruotare sul perno sicuro della Parola di Dio.